Dal 1° luglio 2026 entrano in vigore importanti novità sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR) che interessano imprese, consulenti del lavoro e lavoratori del settore privato. La riforma introduce nuovi obblighi informativi per i datori di lavoro, modifica le modalità di destinazione del TFR ai fondi pensione e aggiorna le regole sul conferimento al Fondo Tesoreria INPS per le aziende di maggiori dimensioni. Si tratta di cambiamenti che richiedono un’attenta verifica delle procedure interne e della documentazione aziendale.
Destinazione automatica del TFR ai fondi pensione
La principale novità riguarda i neoassunti. Dal 1° luglio, chi avvia un nuovo rapporto di lavoro nel settore privato dovrà scegliere entro 60 giorni se:
- lasciare il TFR in azienda (oppure al Fondo Tesoreria INPS nei casi previsti);
- destinare il TFR a un fondo di previdenza complementare.
In assenza di una scelta espressa entro i termini, scatterà il meccanismo del silenzio-assenso: il TFR sarà automaticamente conferito al fondo pensione individuato dal contratto collettivo applicato o dagli accordi aziendali.
Cosa devono fare i datori di lavoro
Le aziende sono chiamate a:
- consegnare un’informativa completa ai nuovi assunti;
- raccogliere la dichiarazione sulla posizione previdenziale del lavoratore;
- acquisire la scelta relativa alla destinazione del TFR.
In attesa dell’aggiornamento del modello ministeriale TFR2, il Ministero del Lavoro ha chiarito che è possibile utilizzare una dichiarazione in forma libera sottoscritta dal dipendente.
Nuove regole per il Fondo Tesoreria INPS
La riforma interviene anche sulle imprese che devono versare il TFR al Fondo Tesoreria INPS.
Dal 2026 il parametro dimensionale viene calcolato sulla media dei dipendenti dell’anno precedente con soglie progressive:
- 2026-2027: obbligo per aziende con almeno 60 dipendenti;
- 2028-2031: soglia ridotta a 50 dipendenti;
- dal 2032: obbligo esteso alle imprese con almeno 40 dipendenti.
Il versamento riguarda esclusivamente i lavoratori che scelgono di mantenere il TFR in azienda.
Chi è interessato dalle nuove disposizioni
Le novità coinvolgono principalmente:
- consulenti del lavoro;
- uffici HR;
- aziende private;
- studi professionali che gestiscono amministrazione del personale;
- lavoratori di nuova assunzione.
Restano esclusi i lavoratori domestici e, salvo nuove assunzioni, chi aveva già un rapporto di lavoro in essere al 30 giugno 2026 continua a seguire il regime precedente.
Attenzione agli adempimenti operativi
Per evitare contestazioni è fondamentale che le imprese aggiornino tempestivamente:
- procedure di onboarding;
- modulistica;
- informative obbligatorie;
- gestione delle comunicazioni ai dipendenti;
- flussi amministrativi verso INPS e fondi pensione.
Un’adeguata pianificazione consente di rispettare le nuove disposizioni e ridurre il rischio di errori nella gestione del TFR.
Impatto per imprese e professionisti
La riforma del TFR rappresenta uno dei principali aggiornamenti in materia di previdenza complementare del 2026. Oltre agli aspetti amministrativi, le nuove regole richiedono una maggiore attenzione nella consulenza ai lavoratori e nella gestione delle assunzioni.
Per consulenti del lavoro, commercialisti e responsabili HR diventa quindi essenziale verificare tempestivamente la posizione dei nuovi dipendenti, predisporre la documentazione richiesta e assicurare il corretto adempimento degli obblighi previsti dalla normativa.

