Dal 2026 cambia radicalmente il quadro normativo relativo alle violazioni delle misure restrittive dell’Unione europea.
Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 211/2025, queste condotte non sono più solo illeciti amministrativi, ma diventano veri e propri reati penali, con conseguenze rilevanti anche per le imprese.
Cosa sono le misure restrittive UE
Le misure restrittive (o “sanzioni UE”) sono strumenti di politica estera utilizzati dall’Unione europea per:
- limitare rapporti economici con determinati Paesi
- bloccare fondi e risorse economiche
- vietare determinate operazioni commerciali o finanziarie
Queste misure hanno l’obiettivo di tutelare la sicurezza internazionale e garantire il rispetto dei diritti fondamentali.
Dal 2026: le violazioni diventano reati penali
La principale novità è l’introduzione nel Codice penale di nuove fattispecie di reato legate alla violazione delle sanzioni UE.
In particolare, sono punite condotte come:
- aggirare o eludere le restrizioni europee
- mettere a disposizione fondi o risorse a soggetti sanzionati
- non rispettare obblighi informativi verso le autorità
- violare le condizioni previste dalle autorizzazioni
Dal 24 gennaio 2026, tali comportamenti assumono rilevanza penale in modo sistematico.
Quali sono le sanzioni penali
Le pene variano in base alla gravità della violazione:
- reclusione da 2 a 6 anni e multa fino a 250.000 euro per le violazioni principali
- reclusione fino a 2 anni per omissioni informative
- pene ridotte nei casi colposi
In alcuni casi di minore gravità (es. operazioni sotto una certa soglia), restano applicabili sanzioni amministrative.
Responsabilità delle imprese: novità D.Lgs. 231/2001
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le aziende.
Il decreto ha infatti esteso la responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001), includendo anche i reati legati alla violazione delle misure restrittive UE.
👉 Questo significa che:
- anche le imprese possono essere sanzionate direttamente
- la responsabilità si aggiunge a quella delle persone fisiche
Le sanzioni per le aziende possono includere:
- sanzioni pecuniarie proporzionate al fatturato (fino al 5%)
- sanzioni interdittive (es. sospensione attività) fino a 6 anni
- aumento delle sanzioni in caso di recidiva
Aggravanti e confisca
La normativa prevede anche misure accessorie rilevanti:
- aggravanti se il reato è commesso nell’esercizio di attività professionali o finanziarie
- confisca obbligatoria dei beni utilizzati o derivanti dal reato
- pubblicazione della sentenza di condanna
Impatti per imprese e professionisti
Le nuove regole comportano conseguenze operative importanti:
- aumento del rischio penale nelle operazioni internazionali
- maggiore attenzione ai rapporti con controparti estere
- necessità di controlli interni più rigorosi
- adeguamento dei modelli organizzativi 231
👉 Le imprese che operano nei settori bancario, finanziario e commerciale sono tra le più esposte.
Errori da evitare
Nel nuovo scenario 2026, gli errori più rischiosi sono:
- sottovalutare le sanzioni UE come “solo amministrative”
- non verificare le controparti (blacklist, soggetti designati)
- mancare agli obblighi di segnalazione
- non aggiornare il modello organizzativo 231
Come adeguarsi alla normativa
Per ridurre i rischi è fondamentale:
- implementare procedure di compliance sulle sanzioni UE
- effettuare controlli su clienti e partner commerciali
- aggiornare i modelli 231 includendo i nuovi reati
- formare il personale sui rischi sanzionatori
Conclusione
Dal 2026 la violazione delle misure restrittive UE non è più un semplice illecito amministrativo, ma un reato penale con conseguenze rilevanti anche per le imprese.
La nuova normativa impone un cambio di approccio: dalla gestione formale degli obblighi a una vera e propria strategia di compliance.

